Teste ben fatte per l'insegnamento

«È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena» Michel de Montaigne


Lascia un commento

DSA e flessibilità lavorativa.

Il commento di una visitatrice, ha fatto nascere in me l’esigenza di approfondire un po’ la questione del diritto alla flessibilità oraria per i genitori di bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): non ho saputo aspettare e, sebbene abbia da studiare e sia solo passato un giorno dal mio ultimo post, ho fatto qualche ricerca ed effettivamente online non ho trovato niente di risolutivo, purtroppo.

In molti forum i genitori riscontrano difficoltà nel vedersi riconosciuto questo diritto poiché, sebbene all’art. 6 della Legge 170/2010, Misure per il familiari, al comma 1 stabilisca che «i familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo dell’istruzione con DSA impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa hanno diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili», tale flessibilità è determinata «dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti interessati e non devono comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica» (comma 2).

Tuttavia in base alla Circolare n. 9 del 2011 del Dipartimento della Funzione pubblica, le famiglie con figli con DSA nel I grado di Istruzione – scuola primaria – hanno il diritto di poter conciliare la propria vita lavorativa con le esigenze educative della famiglia con forme di flessibilità dette family-friendly, considerato come un dispositivo organizzativo positivo. Il grado di tutela stabilito in questo atto è differenziato a seconda delle varie situazioni, tuttavia pone attenzione anche a questa situazione: sebbene legata a quanto previsto dal CCNL, la posizione dei lavoratori con bambini con DSA deve essere considerata nell’immediato come destinataria di una tutela particolare.

Attualmente, in base alla Circolare Ministeriale n.9/2011 del Ministero della funzione pubblica soltanto i dipendenti pubblici hanno possibilità di avere un orario flessibile: tali lavoratori possono, infatti, trasformare il rapporto di lavoro da full-time a part-time per garantire l’assistenza extra-scolastica ai propri figli.

Non sono un’esperta e purtroppo non so dirvi altro. La speranza è che tali tutele possano essere estese a tutti i lavoratori coerentemente alla filosofia della Legge 170/2010 che sancisce, sì, i diritti in ambito scolastico degli alunni con DSA, ma vuole rafforzare i diritti di figli e genitori nella sfera privata: a misure di supporto extra-scolastico per i primi e per i secondi al diritto di esercitare la propria genitorialità per il successo educativo e formativo dei propri bambini.

Grazie per la visita a tutti i lettori, in particolare a Maria Grazia che mi ha dato questo spunto di riflessione: si impara sempre qualcosa di nuovo.

Annunci


12 commenti

Diritti dei genitori con figli Dsa.

Diritto a orari flessibili di lavoro.

I genitori di studenti con DSA al primo ciclo d’istruzione hanno il diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili se impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa, le modalità di esercizio di tale diritto sono determinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti interessati (Misure per i familiari descritte all’art. 6 della Legge 170/2010).

I genitori possono usufruire di tale diritto se impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa o per accompagnare i propri figli a visite logopediche o specialistiche: questo permette ai bambini con dsa di avere l’attenzione e la cura che meritano nel loro percorso formativo.

Normativa fiscale.

Come riportato nel sito dell’Associazione Italiana Dislessia, la normativa prevede alcune tipogie di oneri deducibili o spese detraibili per le famiglie con figli con dsa.

  1. Sono deducibili ai fini Irpef, tra le altre, le spese mediche e quelle di assistenza specifica (ex art. 10 dpr n. 917/86; comma 1; lett b). Lo stato di disabilità comprende anche, potenzialmente, i “disturbi di apprendimento” sebbene – è bene specificarlo di nuovo – la dislessia, la discalculia e la disortografia siano un disturbo e non una malattia (vedi art. 3 legge 104/92; allegata).
  2.  All’articolo 12 del TUIR  sono previste detrazioni forfettarie per carichi di famiglia: la norma prevede che spetta una detrazione per ogni figlio, e la detrazione è più elevata per i figli minori di tre anni; la medesima norma, inoltre, prevede che per i figli portatori di handicap una specifica ulteriore detrazione:
  3. Sono detraibili dall’irpef, alcune altre spese in particolare le spese sanitarie […] costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle indicate nell’articolo 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. […]Le spese riguardanti […] sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione […].(art. 15 del TUIR che al comma 1, lett. c)Tali spese sono detrabili entro i limiti del 19% del relativo ammontare.

    NB: per far valere queste detrazioni occorre fare la dichiarazione dei redditi: modello 730 o modello UNICO

Quando la norma parla di disabilità si riferisce all’ex art. 3 Legge 104/92: disabilità certificata dalla commissione medica competente.

Valentina Lavagnini, logopedista e studentessa del nostro Corso di Laurea, ci ha segnalato Lo Sportello Dsa  della Erikson: un sito in cui la casa editrice si mette a disposizione delle scuole e delle famiglie in materia di Dsa.

Morena Lari

Fonte:


Lascia un commento

‘Con-pensare i dsa’

Valentina Lavagnini ci ha segnalato una guida gratuita sui metodi compensativi e dispensativi ad opera di Filippo Barbera: potete scaricarla gratuitamente qui.

Per un approfondimento la nostra collega consiglia queste slide.

Grazie Valentina!

Fonte: http://it.paperblog.com/con-pensare-la-guida-di-filippo-barbera-1421550/


Lascia un commento

Piano didattico personalizzato (PDP) per i Dsa.

Che cos’è il PDP?
Il Piano Didattico Personalizzato è, prima di tutto, uno strumento di tutela per l’alunno, per gli insegnanti, per la famiglia.
Personalizzare l’insegnamento vuol dire rendere l’intervento didattico adeguato ai tempi e ai modi di apprendimento del bambino DSA, utilizzando a tal fine tutti gli strumenti possibili (dispensativi e compensativi). Le famiglie sono in pieno diritto di farne richiesta alla Scuola.

Gli insegnanti sono tenuti a modificare la propria metodologia affinché diventi efficace per ogni bambino della classe, vivendo in prima persona una delle finalità primarie della scuola riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro (Indicazioni per il curricolo La scuola nel nuovo scenario).

La richiesta Percorso Personalizzato è da consegnare a seguito della diagnosi di DSA: la Scuola deve predisporre il PDP entro il primo trimestre scolastico.

Ecco il modulo di richiesta_percorso_didattico_personalizzato.

Morena Lari

Fonte:

Approfondimento:

 


Lascia un commento

Associazione Italiana Dislessia: la dislessia non è una patologia medica!

Il giudice di forum ignora le Legge 170/201o e definisce “malattia” i DSA.

In merito alla trasmissione Mediaset “Forum” andata in onda giovedì 6 settembre 2012, durante la quale è stata presentata una causa che coinvolgeva una piccola alunna con diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), l’Associazione Italiana Dislessia lamenta la gravità relativa al fatto che nella sentenza del giudice non si faccia alcun cenno alla Legge 170/2010 (“Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”) che obbliga le scuole a porre in essere adeguate strategie e strumenti a favore dei dislessici; inoltre, lo stesso giudice e la neuropsichiatra dott.ssa Francesca Fabbrizi presente in Studio, hanno definito “malattia” la dislessia ed i DSA, contravvenendo a quanto riportato nelle “Raccomandazioni cliniche sui DSA” – documento d’intesa elaborato dal Panel di aggiornamento e revisione della Consensus Conference DSA 2007 in risposta a quesiti sui disturbi specifici dell’apprendimento, che ha visto la partecipazione di organizzazioni come la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), e la SIN (Società Italiana di Neuropsicologia) fra le tante. L’AID chiede ufficialmente a Mediaset il diritto di replica ai sensi dell’’art. 8 della legge sulla stampa 47/1948.
La causa verteva sul mancato riconoscimento, da parte dell’insegnante, delle difficoltà di un’alunna (che in seguito ha ottenuto una diagnosi di DSA), tacciata di svogliatezza e pigrizia nello studio dalla maestra, mentre l’insegnante stessa avrebbe dovuto identificare i suoi comportamenti come sospetta dislessia. La madre della bambina ha citato a Forum l’insegnante perché tale mancato riconoscimento ha ritardato la compensazione del disturbo. Il giudice ha però sentenziato che non sta agli insegnanti riconoscere le difficoltà degli alunni dislessici: non essendo l’insegnante un medico, non è sua competenza diagnosticare una malattia.

L’AID precisa che in alcun modo la dislessia ed i disturbi specifici dell’apprendimento possono definirsi “malattia”, in quanto i bambini, i ragazzi e gli adulti con DSA non sono affetti da alcuna patologia: la dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente, non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici, e neppure da deficit sensoriali o neurologici.
Dalla dislessia e, più in generale, dai disturbi specifici dell’apprendimento, non si guarisce, proprio perché si tratta di disturbi specifici e non di una patologia medica. Non si può dunque parlare di “cura”, bensì di compensazione del disturbo (mediante l’uso di speciali strumenti compensativi per l’apprendimento e lo studio) e di riabilitazione logopedica.
I DSA sono disturbi che coinvolgono trasversalmente i servizi sanitari specialistici e la scuola: entrambe queste istituzioni sono sollecitate a fornire risposte adeguate ai bisogni dei soggetti con DSA. Pertanto, necessariamente, una gestione ottimale di questi disturbi richiede una cornice comune di conoscenze condivise, declinate al ruolo delle varie figure professionali coinvolte e alle distinte fasi dell’intervento.

Aver asserito – con una sentenza trasmessa da un’importante Rete televisiva -che gli insegnanti non hanno alcun dovere verso i propri alunni e verso le famiglie nel riconoscimento delle difficoltà dei bambini che hanno in custodia, è un atto contrario alla legge ed una gravissima disinformazione. Di fatto, nella scuola della bambina dislessica non sono state applicate le linee guida del Decreto attuativo 5669 del 2011, nel quale si fa obbligo alle scuole a porre in essere protocolli di screening per il riconoscimento delle difficoltà che si presentano in età evolutiva, e di fornire adeguati strumenti compensativi e misure dispensative agli alunni che ne necessitano.

L’AID resta ferma nel dichiarare che gli Organi di Stampa e le Emittenti radiotelevisive hanno una grande responsabilità nel trattare argomenti dai contenuti delicati e complessi: a nessuno dovrebbe sfuggire la stretta necessità di rivolgersi alle strutture competenti ed a quegli esperti che, soli, possono rappresentare un valido supporto per la conoscenza e la diffusione di determinate tematiche.

Ufficio Stampa Associazione Italiana Dislessia
ufficiostampa@dislessia.it

(Segnalazione di Margherita Tognarini)

Per un approfondimento qui.


Lascia un commento

Scuola primaria e disturbi dell’apprendimento – Prof.ssa Fantozzi

Presso il Polo didattico di Livorno la prof.ssa Donatella Fantozzi sta tenendo un laboratorio sui disturbi dell’apprendimento: nella parte di lezione frontale è stata data una definizione dei dsa, è stata analizzata le Legge 170 del 2010, sono stati presentati i software Leo e Artu – ideati sulla base di Logos e Fiabe del prof. Trisciuzzi – e sono presentate le metodologie per una progettazione didattica integrata.
Nella parte laboratoriale degli incontri piccoli gruppi di studenti  hanno analizzato i libri di testo di varie classi della scuola primaria dal punto di vista del bambino con dsa e, in un secondo tempo, ripensando le pagine e gli esercizi dal punto di vista dell’insegnante, ovvero nell’ottica di una ricerca di strategie alternative di insegnamento.  Ognuna di queste attività di analisi è stata seguita da un momento di confronto  con gli altri gruppi: ne sono affiorate rilevanti osservazioni riguardo le modalità  di proporre argomenti di vario tipo, questo  dal punto di vista sia dell’impostazione grafica della pagina, che a volte può distrarre o addirittura essere fuorviante, sia  dei  contenuti del testo, spesso difficoltoso anche per un bambino che non presenta dsa.
Questo lavoro è utile in vista del nostro futuro come insegnanti, ma mi auguro che questa sia l’esercitazione per  qualcuno dei miei compagni, il cui nome un giorno faccia capolino sulla copertina di un libro di testo!  😉
La sensazione che emerge è quella di una volontà di sensibilizzare nei confronti di una problematica attuale ma soprattutto sentita dai bambini stessi: l’importante a volte è cercare di vedere con i loro occhi e di non dimenticare che dobbiamo insegnargli a imparare a imparare (Dewey docet).

“[…] DSA si manifestano in presenza di
capacità cognitive adeguate,
in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali,
ma possono costituire una limitazione importante
per alcune
attività della vita quotidiana.”
[Comma 1, Art. 1, L.170/2010]

TESTI DI RIFERIMENTO:

  • T. Zappaterra, Special needs a scuola. Pedagogia e didatica inclusiva per alunni con disabilità, ETS, Pisa 2010, (pagg. 225-253).


Lascia un commento

Dalla nostra Facoltà, ecco due paladini contro i DSA: Leo e Artu.

 Riteniamo importante parlare di due software gratuiti per le DSA sviluppati da alcuni professori della nostra facoltà: Leo Artu creati nell’ambito del Progetto “Dislessia: elaborazione di un software didattico per i disturbi della lettura”, finanziato dal Ministero della pubblica istruzione, ed elaborato da docenti ed esperti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con l’Istituto comprensivo “Giancarlo Bolognesi” di Livorno (sul cui sito i due software sono scaricabili gratuitamente).
Il software LEO. Leggere e Orientarsi nasce dall’evoluzione di un programma del  prof. Leonardo Trisciuzzie propone un recupero del processo di lettura, avvalendosi anche della sintesi vocale.
Leo deve essere visto come un’integrazione, poiché offre la possibilità di sviluppare l’autonomia per leggere e orientarsi in un mondo di lettere, in cui non si è sempre accompagnati dall’ausilio di strumenti informatici per sopperire o compensare i problemi di lettura.
La sua parte operativa può essere adattata dall’insegnante in maniera più mirata bisogni dell’alunno, permettendo la costruzione di competenze di lettura.
I primi quattro giochi-esercizi sono divisi in 10 livelli di difficoltà: dando la possibilità di presentare diversi gradi di difficoltà progressiva, permettendo di modificare il grado di difficoltà se il livello scelto si dimostra inefficace per le capacità del bambino rischiando di creare demotivazioni alla lettura o di sentire una eccessiva frustrazione.
Lo strumento della sintesi vocale ha la funzione di agevolare la decodificazione del linguaggio scritto e di rafforzare l’associazione grafema-fonema, permettendo di diminuire il livello di frustrazione.
Un ulteriore possibilità è quella di condividere l’attività con i compagni di classe: l’esercizio al computer può incuriosire i compagni che hanno così la possibilità di avvicinarsi al mezzo informatico ed esercitarsi.

ARTU. Briccole al computer si ispira al software FIABE ideato dal prof. Leonardo Trisciuzzi.
Le briccole sono i pali nautici che nella laguna veneta segnalano le secche: questo termine è stato scelto per sottolineare l’importanza dei punti di riferimento nel percorso di crescita e di sviluppo del soggetto in formazione.
Le briccole presenti nel software riguardano:

  • Una lettura al rallentatore: in modo da dare al bambino tutto il tempo di elaborare le informazioni, permettendo al bambino di focalizzare l’attenzione sugli stimoli selezionati e di non disperderla sull’intero contenuto del testo.
  • La scelta del tempo più opportuno per ogni lettore: il software permette di scegliere tra 5 livelli diversi di velocità in modo che ogni lettore possa scegliere quello più adatto ai suoi bisogni. Questo contribuisce ad aumentare l’autostima del bambino che si rende conto dei progressi acquisiti nelle capacità di lettura.
  • La presenza di domande, che permette di verificare la comprensione del testo letto e la sua formulazione permette di individuare i processi di attenzione attivati durante la lettura.
  • Leggere insieme: nell’ottica dell’inclusione il software prevede che possano essere inseriti brani scolastici presenti nel libro di classe relativi a vari ambiti disciplinari (non solo racconti ma anche brani tratti da geografia, storia, scienze, ecc.).

Il Gruppo di ricerca, composto da Raffaella Biagioli, Tamara Zappaterra, Lisa Bichi e Emiliano Mazzetti, ha elaborato un manuale operativo per i due software, anch’esso finanziato dal MIUR.
Leo e Artu non sono gli unici software gratuiti: nella sezione sull’Integrazione Scolastica del sito del  MIUR è possibile scaricare altri programmi, divisi per tipologia del prodotto, per disabilità e per ordine di scuola dei destinatari, come potrete vedere clickando nel file qui accanto.
Morena Lari