Teste ben fatte per l'insegnamento

«È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena» Michel de Montaigne


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Diploma quadriennale e lauree dell’Ikea

«Le lauree triennali sono come i mobili dell’Ikea: belline, ma non si sa quanto durano»: questo quello che mi disse una nota professoressa di Latino dell’Università degli studi di Pisa (vediamo se qualcuno indovina chi è).

Nel 1999 fu istituito il famoso 3+2 che, ricordo molto bene, la mia professoressa di Filosofia delle superiori salutò come un cambiamento epocale: pensato per un più rapido inserimento nel mondo del lavoro, ma non fu così. Mentre negli altri paesi europei il 70% dei laureati trova lavoro entro 2 o 3 anni dalla fine del percorso triennale – tanto che solo il 30% prosegue gli altri due anni – in Italia succede esattamente il contrario, soprattutto per alcuni ambiti (quello umanistico in particolare).

Già a 5 anni dalla sua istituzione il 3+2 viene riformato: si ridimensionano i piani di studio, che diventano più leggeri e meno enciclopedici, diminuiscono i fuori corso. Ma chi si laurea nei tempi raramente trova lavoro.  Le cause dell’insuccesso del 3+2 sono state esposte già nel 2005 da Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, in un articolo sul flop delle lauree triennali: la stagnazione economica e una certa riluttanza del mondo accademico che, nelle aule universitarie, ha svalutato la triennale stessa.

Non so se è così, ma quello che so è che per i diplomati dal 2001  la laurea triennale fu una scelta nella maggior parte dei casi obbligata. Un titolo che non costituisce, spesso, punteggio nemmeno nei concorsi statali: nonostante lo studio, nonostante lo stage formativo, nonostante la tesi, non solo la mia laurea triennale non mi ha permesso di lavorare, ma non vale nemmeno come titolo culturale.

Lo stesso Miur non la reputa valutabile nei concorsi per docenti: un mancato riconoscimento della cultura e delle competenze che, nostro malgrado, noi laureati triennali abbiamo in qualche modo acquisito. Insomma, una laurea buona solo per gli studenti dell’Università della Terza età che, coraggiosamente, per diletto si rimettono a studiare. Per diletto, non per costruirsi un futuro come provavamo a fare noi.

Questa riflessione mi porta a pensare all’effettiva utilità di un diploma di 4 anni: alla base di questa scelta c’è sempre il rapido sbocco nel mondo del lavoro. Questo è stato possibile per gli alunni di istituti come il Majorana di Brindisi – una delle 12 scuole che ha già sperimentato il percorso quadriennale per il diploma – ma nelle altre scuole della Penisola? Questa sperimentazione prevede un elevato livello di innovazione tecnologica da parte delle 100 istituzioni scolastiche che verranno scelte: oltre a queste, quante scuole saranno all’altezza? E dopo la prima fase, che prevede un finanziamento, come potrebbe essere il quadro?

A livello europeo, vengono valutati maggiormente i corsi di studio con un maggior numero di anni – in particolare in campo universitario: sebbene non sia una scorciatoia, quanto potrà valere un diploma quadriennale?

Il nostro è un Paese conservatore e lo confermano le affermazioni a di Andrea Cammelli ancora riguardo le lauree triennali: «I docenti sono scontenti e non aiutano gli studenti a compiere una scelta serena. Quante volte i ragazzi si sentono ripetere, in aula, che la laurea triennale non è sufficiente, che è un titolo di serie B… Questo atteggiamento è dovuto soprattutto al nervosismo dei professori, costretti a ripensare i corsi di studio in tempi rapidissimi. È stato lasciato poco tempo ai docenti per entrare davvero nello spirito della riforma». I professori delle superiori saranno in grado di non cadere nella stessa tentazione o l’ansia da “fine programma” avrà il sopravvento?

Perché se il conservatorismo è condannabile, c’è da dire che la scuola italiana non è famosa per la media bassa dell’età degli insegnanti e per il numero di docenti che si aggiorna con continuità, tanto che la formazione per il personale di ruolo è stata resa obbligatoria dalla 107 (uno dei pochi punti positivi che devo riconoscerle, ahimè).

Dobbiamo, certamente, essere positivi e forse il fatto che questo percorso abbia una fase sperimentale è un aspetto condivisibile, ma dopo l’esperimento delle lauree triennali mi sembra che i dubbi su un corso di studi abbreviato possano essere plausibili.

ML

 

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Labirinto: dall’Usr all’Ust.

In questi giorni per i candidati del concorso scuola 2016, vincitori di cattedra e non – per quello che riguarda la Scuola dell’Infanzia – non è stata vita facile in Toscana.

In questo blog non siamo mai stati favorevoli all’avvento della 107/2015 e nemmeno di un concorso come quello che è stato strutturato: il fabbisogno di insegnanti di sostegno e la penuria di insegnanti specializzati parlano da soli (leggi A Lucca mancano 600 insegnanti di sostegno).

A tutto questo questo si è aggiunto altro, tra cui errori materiali che hanno inficiato il buon funzionamento del sistema di assunzione da Graduatoria di Merito e da GAE: per riassumere la situazione efficacemente, posto le considerazioni una collega che riassumono questa sorta di labirinto del Fauno, che è il concorso scuola 2016, ormai 2017. E se è vero che lavorare in una scuola non è lavorare in cava – e mi esprimo così, perché so benissimo quale sia l’immagine tipo che l’italiano medio ha dell’insegnante – è vero però che dal rispetto per i lavoratori non si prescinde.

Labirinto.jpg

Monica

Vedi anche http://luccaindiretta.it/component/k2/item/99634-cattedre-sbagliate-le-assunzioni-di-ruolo-per-un-errore-invertiti-i-numeri-di-primarie-e-scuole-dell-infanzia.html


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Il filo invisibile.

Ognuno di noi quando nasce ha un filo che lega il suo cuore a quello delle persone che ama di più: la mamma e il papà, i nonni, i fratelli, gli zii… Durante tutta la nostra vita dal nostro cuore partono tanti fili che ci legano a coloro a cui vogliamo bene: gli amici, gli insegnanti e, sì, anche il nostro cane o il nostro pesciolino rosso.

il filo invisibile

Questo filo è invisibile e lunghissimo, tanto da poter superare qualsiasi distanza, ed è indistruttibile, non si rompe mai. Ogni tanto questo filo si annoda: ogni legame vive dei momenti difficili, ma alla fine tutti i nodi si sciolgono.

Certo, quando siamo vicini il filo è più forte ma, anche se le persone che amiamo fossero sulla luna, il filo ci tiene sempre uniti a loro. E anche se passa molto tempo, il filo rimane forte perché ogni persona ci lascia qualcosa di suo, e non sempre è qualcosa che si tocca…

Luna

Per scattare questa foto in cui è visibile il filo è stata utilizzata l’unica fotocamera in grado di “catturarlo”. Questa macchina è stata inventata da uno scienziato che vive in Lapponia, paese in cui vive anche Babbo Natale.

 

Ispirata alla leggenda cinese del filo rosso del destino

M. Lari

 

L’amore vero: una rete di legami che fa divenire.

Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe


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Creatività nelle Scuole a Carnevale

Uno degli eventi più interessanti dedicati alle scuole durante il periodo di Carnevale è il concorso Carristi in erba bandito dal Laboratorio Città delle Bambine e dei Bambini. Gli alunni delle scuole di I e II grado sono chiamate a elaborare un bozzetto e un mini-carro, proprio come fanno i maghi della cartapesta di professione.

Come diceva Einstein, la creatività è l’intelligenza che si diverte e possiamo azzardarci a dire che è attraverso l’immaginazione che sono avvenute molte fantastiche scoperte scientifiche. I bambini che partecipano a questo concorso, molto spesso, elaborano dei bozzetti partendo da un’idea di base, spesso legata alla loro attività didattica.

In questo post voglio presentarvi il carro di una classe molto speciale, che sogna un mondo migliore, sorrette dalle mani dei bambini e dalla loro fantasia: Il Mondo a testa in giù.

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In un mondo in parte caratterizzato, da guerre, povertà, maltrattamenti all’infanzia, il carro vuole essere il carro vuole essere un omaggio alla speranza di un futuro migliore per tutti i bambini. Il filo conduttore è rappresentato dalle fiabe, rivisitate in chiave umoristica e offerte al rovescio, ognuno con un proprio significato: il lupo diventa Cappuccetto per esorcizzare le paure, i nani diventano giganti e Biancaneve una nanetta per indicare che le cose, le persone e gli eventi possono essere viste dalle prospettive dell’altro, Pinocchio mangia la balena per far capire che anche il “più piccolo”, con le sue fragilità, può riscattarsi e “mangiare il più grande”; infine con la principessa che che sveglia e salva il principe viene lanciato un messaggio di pedagogia di genere, dove anche le bambine sono forti e coraggiose. Il mondo attuale e il sogno di migliorarlo vengono sorretti dalle mani dei bambini, di cui dobbiamo sostenere la creatività e la fantasia.

Invito i visitatori di questo blog, chi passa qui per caso, a cliccare qui e mettere un like all’immagine 102, Il Mondo a testa in giù, nella pagina FB della Biblioteca Multimedia Immaginaria Dei Ragazzi. Grazie mille!

Vi saluto con la filastrocca che i bambini hanno scritto in descrizione del carro…

In un Mondo a testa in giù
la guerra scende e la pace va su!
La terra si apre, esce un castello
e con la fantasia diventa tutto più bello!
La principessa scende dal piedistallo
e veloce arriva a cavallo
per svegliare il suo amato
che è rimasto addormentato.
In un Mondo a testa in giù
vedo altro e di più;
vedo Pinocchio e la balena
lui l’ha mangiata e ha la pancia piena.
Vedo nani giganti,
lupi con merende invitanti,
vedo Cappuccetto che paura non ha
perché il lupo cattivo non sarà,
vedo una favola rovesciata
e mi faccio una bella risata.
In un Mondo a testa in giù
non voglio piangere più:
voglio una fiaba da regalare
a tutti i bambini per sognare!

 

 


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Titolo, autori

Strategie visive e comportamenti problema. Gestire i problemi comportamentali nell’autismo attraverso la comunicazione è il secondo volume della serie Strategie visive di Linda Hodgdon, edito in Italia dalla Vannini Editoria Scientifica e curata da Maurizio G. Arduino e Anna Kozarzewska Bigazzi. Alla base dell’opera scientifica vi è l’idea che la maggior parte dei comportamenti problema siano derivanti da una comunicazione lacunosa o mancante.  Come suggerisce una frase stampata sulla copertina della versione italiana, le strategie visive descritte nel libro hanno come scopo l’acquisizione di comportamenti positivi.

Struttura e stile

La struttura di questa guida pratica è simile a quella del volume precedente: 6 parti più un appendice contenente una guida per la valutazione del comportamento e per scegliere una strategia adeguata.  Il volume contiene una parte più teorica che spiega il legame tra comportamento, comunicazione e strategie visive e offre un excursus sui problemi di comunicazione e su come essi influenzino il comportamento.

La secondo parte è strettamente legata alla guida in appendice poiché tratta della valutazione dei comportamenti problema. Come nell’altro libro, gli argomenti sono trattati con un linguaggio scientifico chiaro, accompagnato da figure esemplificative e la formattazione del testo permette di trovare facilmente le informazioni.

Caratteristiche

L’approccio sistemico affiora nella sesta parte dove vengono descritte le strategie più adatte per insegnare al soggetto a rendere più efficace la sua comunicazione e gestire in modo autonomo il proprio comportamento, anche nei casi in cui non siano utilizzate strategie visive, con soggetti verbali che hanno un linguaggio non organizzato. Questo libro si pone come una strumento operativo propone un percorso educativo concreto.

Risorse online

L’acquisto del libro non prevede l’accesso a espansioni online.

 

Se conoscete il libro e volete dare il vostro parere o suggerire altri manuale sullo stesso tema, potete farlo nei commenti: ogni contributo è ben accetto!

Grazie della visita!


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Strategie visive per la comunicazione

Titolo, autori

Strategie visive per la comunicazione. Guida pratica per l’intervento nell’autismo e nelle gravi disabilità dello sviluppo è il primo volume della serie Strategie visive di Linda Hodgdon mi è stato consigliato da una logopedista ASL al fine di approfondire la conoscenza della CAA (Comunicazione aumentativa alternativa). L’edizione italiana è edita dalla Vannini Editoria Scientifica e curata da Maurizio G. Arduino e Anna Kozarzewska Bigazzi e nella presentazione già pone l’accento sul messaggio centrale dell’opera: l’accessibilità e la comprensibilità del media comunicativo. Il libro descrive varie tecniche di arricchimento della comunicazione attraverso le immagini, ma offre anche un’ottima base teorica per insegnanti e specialisti.

Struttura e stile

La guida è divisa in 5 parti più un appendice contenente due questionari di valutazione e di programmazione delle strategie.  Oltre ad approfondire la comunicazione mediata visivamente, descrive vari strumenti e strategie operative – tabelle e mini-schede – esemplificate da immagine chiare che offrono uno spunto per la loro costruzione. Gli argomenti sono trattati con un linguaggio scientifico chiaro e la formattazione del testo permette di trovare facilmente le informazioni.

Caratteristiche

Un particolare interessante è l’approccio di carattere sistemico dell’autrice: Linda Hodgdon, infatti, esprime premura nella condivisione in ogni ambiente di vita delle strategie visive, al fine di favorire la partecipazione sociale. Nella quarta parte vengono presentate delle indicazioni per un utilizzo adeguato delle strategie visive: l’elenco comprende anche le cose da non fare, come scoraggiarsi; inoltre vi sono dei suggerimenti per la costruzione materiale degli strumenti. Interessante la quinta parte dedicata alla collaborazione tra logopedista e insegnante che devono condividere la pianificazione e l’attuazione del percorso.

Risorse online

Il manuale non dispone di espansioni online.

 

Se conoscete il libro e volete dare il vostro parere o suggerire altri manuale sullo stesso tema, potete farlo nei commenti: ogni contributo è ben accetto!

Grazie della visita!


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ADHD: due guide a confronto.

Il bonus da 500 € degli insegnanti di ruolo – di cui noi precari non beneficiamo, a meno che qualche gentile collega non voglia farci un regalo – mi ha fatto pensare che potrebbe essere utile offrire degli spunti per l’acquisto di alcuni libri utili per gli insegnanti specializzati e curricolari. E, perché no, degli strumenti per chi non è specializzato e si trova a ricoprire un incarico su posto di sostegno.

Assieme a una collega, ho messo a confronto due guide sul Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività: della Erickson e Iperattività della Giunti.

Titolo, autori

ADHD a scuola. Strategie efficaci per gli insegnanti è una delle guide della casa editrice Erickson che annovera contributi di molti esperti nel campo dell’ADHD – come Cesare Cornoldi e Claudio Vio: la struttura del libro in quattro sezioni favorisce una conoscenza funzionale dell’ADHD, dai criteri diagnostici alle strategie educativo-didattiche, senza trascurare la collaborazione scuola-famiglia.

Struttura e stile

All’inizio di ogni capitolo si trova una mappa concettuale che introduce e riassume l’argomento trattato, mentre ogni paragrafo è contrassegnato da un titolo o da una domanda che aiutano il lettore a trovare il focus della trattazione. Gli argomenti sono trattati in maniera saggistica, approccio che favorisce una buona conoscenza teorica delle peculiarità del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.

Caratteristiche

All’interno del testo, attraverso esemplificazioni e immagini, sono presenti esempi di schede operative e attività didattiche che aiutano l’insegnante a personalizzare le attività didattiche ed educative: ogni attività o scheda è accompagnata da una descrizione delle caratteristiche cognitive e comportamentali del bambino tale da rendere comprensibile la strategia che sottende il raggiungimento di ogni obiettivo.
Interessanti le descrizioni di casi: situazioni tipiche della quotidianità scolastica che offrono uno spunto per un approccio funzionale all’ADHD a scuola. La personalizzazione delle attività didattiche ed educative a partire dal setting della classe e dalla posizione più idonea che l’alunno dovrebbe avere all’interno dell’aula, presentando tutti gli accorgimenti per l’attuazione di un adeguato percorso formativo inclusivo.

Risorse online

Il manuale, inoltre, permette l’accesso a risorse online aggiuntive tra cui  due software compensativo in prova per 30 giorni – ALFa READER 3 e  iperMAPPE.

 

Titolo, autori

ADHD iperattività e disattenzione a scuola a cura di Daniele Fedeli e Claudio Vio della casa editrice Giunti è una guida molto interessante che si basa sul modello a “due vie”, energetica ed educative, come metodologia di approccio al disturbo. I suggerimenti educativo-didattici riguardano sia l’ambito scolastico che la collaborazione con la famiglia.

Struttura e stile

La guida è costituita da una prima parte che presenta in maniera precisa e chiara le peculiarità del disturbo, offrendo una buona conoscenza teorica. La seconda parte è un Workbook strutturato come un training: un percorso educativo in 11 obiettivi – a ognuno corrisponde una sezione – declinato in schede operative e attività dalla classe prima della scuola primaria alla prima della secondaria di I grado.

Caratteristiche

Ognuno delle 11 sezioni dello Workbook si apre con una tabella di sintesi ragionata delle schede in cui è specificato se l’attività è trasversale o legata a una singola disciplina, il livello di scolarità di partenza e il numero di alunni che possono essere coinvolti (poiché l’intervento è concepito in un’ottica inclusiva e non solo individuale). All’inizio di ogni sezione, inoltre, vi sono le indicazioni per lo svolgimento delle attività.

La struttura del libro permette all’insegnante di individuare obiettivi di apprendimento mirati e la scelta di un percorso didattico funzionale: anche se le schede operative riguardano una determinata disciplina o una determinata classe, esse possono essere facilmente adattate ad altre materie.

Risorse online

L’acquisto del libro permette l’accesso a un minisito contenente le risorse online: espansioni della guida e un kit di strumenti per l’insegnante.

 

Le due guide sono strumenti validi per affrontare l’ADHD a scuola: entrambi sono libri che dovrebbero essere quanto meno consultati dagli insegnanti – curricolari, docenti specializzati e non – che hanno un alunno con ADHD a scuola, al fine di una gestione funzionale della classe.

 

Dateci un parere su questi due libri o suggeritecene altri nei commenti: ogni contributo è ben accetto!

Grazie della visita!