Teste ben fatte per l'insegnamento

«È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena» Michel de Montaigne


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Diritti dei genitori con figli Dsa.

Diritto a orari flessibili di lavoro.

I genitori di studenti con DSA al primo ciclo d’istruzione hanno il diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili se impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa, le modalità di esercizio di tale diritto sono determinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti interessati (Misure per i familiari descritte all’art. 6 della Legge 170/2010).

I genitori possono usufruire di tale diritto se impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa o per accompagnare i propri figli a visite logopediche o specialistiche: questo permette ai bambini con dsa di avere l’attenzione e la cura che meritano nel loro percorso formativo.

Normativa fiscale.

Come riportato nel sito dell’Associazione Italiana Dislessia, la normativa prevede alcune tipogie di oneri deducibili o spese detraibili per le famiglie con figli con dsa.

  1. Sono deducibili ai fini Irpef, tra le altre, le spese mediche e quelle di assistenza specifica (ex art. 10 dpr n. 917/86; comma 1; lett b). Lo stato di disabilità comprende anche, potenzialmente, i “disturbi di apprendimento” sebbene – è bene specificarlo di nuovo – la dislessia, la discalculia e la disortografia siano un disturbo e non una malattia (vedi art. 3 legge 104/92; allegata).
  2.  All’articolo 12 del TUIR  sono previste detrazioni forfettarie per carichi di famiglia: la norma prevede che spetta una detrazione per ogni figlio, e la detrazione è più elevata per i figli minori di tre anni; la medesima norma, inoltre, prevede che per i figli portatori di handicap una specifica ulteriore detrazione:
  3. Sono detraibili dall’irpef, alcune altre spese in particolare le spese sanitarie [...] costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle indicate nell’articolo 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. [...]Le spese riguardanti [...] sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione [...].(art. 15 del TUIR che al comma 1, lett. c)Tali spese sono detrabili entro i limiti del 19% del relativo ammontare.

    NB: per far valere queste detrazioni occorre fare la dichiarazione dei redditi: modello 730 o modello UNICO

Quando la norma parla di disabilità si riferisce all’ex art. 3 Legge 104/92: disabilità certificata dalla commissione medica competente.

Valentina Lavagnini, logopedista e studentessa del nostro Corso di Laurea, ci ha segnalato Lo Sportello Dsa  della Erikson: un sito in cui la casa editrice si mette a disposizione delle scuole e delle famiglie in materia di Dsa.

Morena Lari

Fonte:


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‘Con-pensare i dsa’

Valentina Lavagnini ci ha segnalato una guida gratuita sui metodi compensativi e dispensativi ad opera di Filippo Barbera: potete scaricarla gratuitamente qui.

Per un approfondimento la nostra collega consiglia queste slide.

Grazie Valentina!

Fonte: http://it.paperblog.com/con-pensare-la-guida-di-filippo-barbera-1421550/


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Piano didattico personalizzato (PDP) per i Dsa.

Che cos’è il PDP?
Il Piano Didattico Personalizzato è, prima di tutto, uno strumento di tutela per l’alunno, per gli insegnanti, per la famiglia.
Personalizzare l’insegnamento vuol dire rendere l’intervento didattico adeguato ai tempi e ai modi di apprendimento del bambino DSA, utilizzando a tal fine tutti gli strumenti possibili (dispensativi e compensativi). Le famiglie sono in pieno diritto di farne richiesta alla Scuola.

Gli insegnanti sono tenuti a modificare la propria metodologia affinché diventi efficace per ogni bambino della classe, vivendo in prima persona una delle finalità primarie della scuola riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro (Indicazioni per il curricolo La scuola nel nuovo scenario).

La richiesta Percorso Personalizzato è da consegnare a seguito della diagnosi di DSA: la Scuola deve predisporre il PDP entro il primo trimestre scolastico.

Ecco il modulo di richiesta_percorso_didattico_personalizzato.

Morena Lari

Fonte:

Approfondimento:

 


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Associazione Italiana Dislessia: la dislessia non è una patologia medica!

Il giudice di forum ignora le Legge 170/201o e definisce “malattia” i DSA.

In merito alla trasmissione Mediaset “Forum” andata in onda giovedì 6 settembre 2012, durante la quale è stata presentata una causa che coinvolgeva una piccola alunna con diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), l’Associazione Italiana Dislessia lamenta la gravità relativa al fatto che nella sentenza del giudice non si faccia alcun cenno alla Legge 170/2010 (“Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”) che obbliga le scuole a porre in essere adeguate strategie e strumenti a favore dei dislessici; inoltre, lo stesso giudice e la neuropsichiatra dott.ssa Francesca Fabbrizi presente in Studio, hanno definito “malattia” la dislessia ed i DSA, contravvenendo a quanto riportato nelle “Raccomandazioni cliniche sui DSA” – documento d’intesa elaborato dal Panel di aggiornamento e revisione della Consensus Conference DSA 2007 in risposta a quesiti sui disturbi specifici dell’apprendimento, che ha visto la partecipazione di organizzazioni come la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), e la SIN (Società Italiana di Neuropsicologia) fra le tante. L’AID chiede ufficialmente a Mediaset il diritto di replica ai sensi dell’’art. 8 della legge sulla stampa 47/1948.
La causa verteva sul mancato riconoscimento, da parte dell’insegnante, delle difficoltà di un’alunna (che in seguito ha ottenuto una diagnosi di DSA), tacciata di svogliatezza e pigrizia nello studio dalla maestra, mentre l’insegnante stessa avrebbe dovuto identificare i suoi comportamenti come sospetta dislessia. La madre della bambina ha citato a Forum l’insegnante perché tale mancato riconoscimento ha ritardato la compensazione del disturbo. Il giudice ha però sentenziato che non sta agli insegnanti riconoscere le difficoltà degli alunni dislessici: non essendo l’insegnante un medico, non è sua competenza diagnosticare una malattia.

L’AID precisa che in alcun modo la dislessia ed i disturbi specifici dell’apprendimento possono definirsi “malattia”, in quanto i bambini, i ragazzi e gli adulti con DSA non sono affetti da alcuna patologia: la dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente, non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici, e neppure da deficit sensoriali o neurologici.
Dalla dislessia e, più in generale, dai disturbi specifici dell’apprendimento, non si guarisce, proprio perché si tratta di disturbi specifici e non di una patologia medica. Non si può dunque parlare di “cura”, bensì di compensazione del disturbo (mediante l’uso di speciali strumenti compensativi per l’apprendimento e lo studio) e di riabilitazione logopedica.
I DSA sono disturbi che coinvolgono trasversalmente i servizi sanitari specialistici e la scuola: entrambe queste istituzioni sono sollecitate a fornire risposte adeguate ai bisogni dei soggetti con DSA. Pertanto, necessariamente, una gestione ottimale di questi disturbi richiede una cornice comune di conoscenze condivise, declinate al ruolo delle varie figure professionali coinvolte e alle distinte fasi dell’intervento.

Aver asserito – con una sentenza trasmessa da un’importante Rete televisiva -che gli insegnanti non hanno alcun dovere verso i propri alunni e verso le famiglie nel riconoscimento delle difficoltà dei bambini che hanno in custodia, è un atto contrario alla legge ed una gravissima disinformazione. Di fatto, nella scuola della bambina dislessica non sono state applicate le linee guida del Decreto attuativo 5669 del 2011, nel quale si fa obbligo alle scuole a porre in essere protocolli di screening per il riconoscimento delle difficoltà che si presentano in età evolutiva, e di fornire adeguati strumenti compensativi e misure dispensative agli alunni che ne necessitano.

L’AID resta ferma nel dichiarare che gli Organi di Stampa e le Emittenti radiotelevisive hanno una grande responsabilità nel trattare argomenti dai contenuti delicati e complessi: a nessuno dovrebbe sfuggire la stretta necessità di rivolgersi alle strutture competenti ed a quegli esperti che, soli, possono rappresentare un valido supporto per la conoscenza e la diffusione di determinate tematiche.

Ufficio Stampa Associazione Italiana Dislessia
ufficiostampa@dislessia.it

(Segnalazione di Margherita Tognarini)

Per un approfondimento qui.


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Scuola primaria e disturbi dell’apprendimento – Prof.ssa Fantozzi

Presso il Polo didattico di Livorno la prof.ssa Donatella Fantozzi sta tenendo un laboratorio sui disturbi dell’apprendimento: nella parte di lezione frontale è stata data una definizione dei dsa, è stata analizzata le Legge 170 del 2010, sono stati presentati i software Leo e Artu - ideati sulla base di Logos e Fiabe del prof. Trisciuzzi – e sono presentate le metodologie per una progettazione didattica integrata.
Nella parte laboratoriale degli incontri piccoli gruppi di studenti  hanno analizzato i libri di testo di varie classi della scuola primaria dal punto di vista del bambino con dsa e, in un secondo tempo, ripensando le pagine e gli esercizi dal punto di vista dell’insegnante, ovvero nell’ottica di una ricerca di strategie alternative di insegnamento.  Ognuna di queste attività di analisi è stata seguita da un momento di confronto  con gli altri gruppi: ne sono affiorate rilevanti osservazioni riguardo le modalità  di proporre argomenti di vario tipo, questo  dal punto di vista sia dell’impostazione grafica della pagina, che a volte può distrarre o addirittura essere fuorviante, sia  dei  contenuti del testo, spesso difficoltoso anche per un bambino che non presenta dsa.
Questo lavoro è utile in vista del nostro futuro come insegnanti, ma mi auguro che questa sia l’esercitazione per  qualcuno dei miei compagni, il cui nome un giorno faccia capolino sulla copertina di un libro di testo!  ;)
La sensazione che emerge è quella di una volontà di sensibilizzare nei confronti di una problematica attuale ma soprattutto sentita dai bambini stessi: l’importante a volte è cercare di vedere con i loro occhi e di non dimenticare che dobbiamo insegnargli a imparare a imparare (Dewey docet).

“[...] DSA si manifestano in presenza di
capacità cognitive adeguate,
in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali,
ma possono costituire una limitazione importante
per alcune
attività della vita quotidiana.”
[Comma 1, Art. 1, L.170/2010]

TESTI DI RIFERIMENTO:

  • T. Zappaterra, Special needs a scuola. Pedagogia e didatica inclusiva per alunni con disabilità, ETS, Pisa 2010, (pagg. 225-253).


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Dalla nostra Facoltà, ecco due paladini contro i DSA: Leo e Artu.

 Riteniamo importante parlare di due software gratuiti per le DSA sviluppati da alcuni professori della nostra facoltà: Leo Artu creati nell’ambito del Progetto “Dislessia: elaborazione di un software didattico per i disturbi della lettura”, finanziato dal Ministero della pubblica istruzione, ed elaborato da docenti ed esperti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con l’Istituto comprensivo “Giancarlo Bolognesi” di Livorno (sul cui sito i due software sono scaricabili gratuitamente).
Il software LEO. Leggere e Orientarsi nasce dall’evoluzione di un programma del  prof. Leonardo Trisciuzzie propone un recupero del processo di lettura, avvalendosi anche della sintesi vocale.
Leo deve essere visto come un’integrazione, poiché offre la possibilità di sviluppare l’autonomia per leggere e orientarsi in un mondo di lettere, in cui non si è sempre accompagnati dall’ausilio di strumenti informatici per sopperire o compensare i problemi di lettura.
La sua parte operativa può essere adattata dall’insegnante in maniera più mirata bisogni dell’alunno, permettendo la costruzione di competenze di lettura.
I primi quattro giochi-esercizi sono divisi in 10 livelli di difficoltà: dando la possibilità di presentare diversi gradi di difficoltà progressiva, permettendo di modificare il grado di difficoltà se il livello scelto si dimostra inefficace per le capacità del bambino rischiando di creare demotivazioni alla lettura o di sentire una eccessiva frustrazione.
Lo strumento della sintesi vocale ha la funzione di agevolare la decodificazione del linguaggio scritto e di rafforzare l’associazione grafema-fonema, permettendo di diminuire il livello di frustrazione.
Un ulteriore possibilità è quella di condividere l’attività con i compagni di classe: l’esercizio al computer può incuriosire i compagni che hanno così la possibilità di avvicinarsi al mezzo informatico ed esercitarsi.

ARTU. Briccole al computer si ispira al software FIABE ideato dal prof. Leonardo Trisciuzzi.
Le briccole sono i pali nautici che nella laguna veneta segnalano le secche: questo termine è stato scelto per sottolineare l’importanza dei punti di riferimento nel percorso di crescita e di sviluppo del soggetto in formazione.
Le briccole presenti nel software riguardano:

  • Una lettura al rallentatore: in modo da dare al bambino tutto il tempo di elaborare le informazioni, permettendo al bambino di focalizzare l’attenzione sugli stimoli selezionati e di non disperderla sull’intero contenuto del testo.
  • La scelta del tempo più opportuno per ogni lettore: il software permette di scegliere tra 5 livelli diversi di velocità in modo che ogni lettore possa scegliere quello più adatto ai suoi bisogni. Questo contribuisce ad aumentare l’autostima del bambino che si rende conto dei progressi acquisiti nelle capacità di lettura.
  • La presenza di domande, che permette di verificare la comprensione del testo letto e la sua formulazione permette di individuare i processi di attenzione attivati durante la lettura.
  • Leggere insieme: nell’ottica dell’inclusione il software prevede che possano essere inseriti brani scolastici presenti nel libro di classe relativi a vari ambiti disciplinari (non solo racconti ma anche brani tratti da geografia, storia, scienze, ecc.).

Il Gruppo di ricerca, composto da Raffaella Biagioli, Tamara Zappaterra, Lisa Bichi e Emiliano Mazzetti, ha elaborato un manuale operativo per i due software, anch’esso finanziato dal MIUR.
Leo e Artu non sono gli unici software gratuiti: nella sezione sull’Integrazione Scolastica del sito del  MIUR è possibile scaricare altri programmi, divisi per tipologia del prodotto, per disabilità e per ordine di scuola dei destinatari, come potrete vedere clickando nel file qui accanto.
Morena Lari


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Riflettiamo: Legge 170/2010 sui DSA.

Lo scorso 29 settembre è stata approvata la Legge 170/2010 Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico, molto attesa da insegnanti e da chi questa difficoltà la sente sulla pelle – gli alunni e le loro famiglie.
Un milione e mezzo le persone affette da DSA in Italia di cui 350 mila sono bambini e ragazzi dislessici in età scolare (3-5% degli studenti): solo questi numeri dimostrano l’importanza di una Leggeche riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati «DSA», che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.(art. 1, comma 1)
Sempre all’articolo 1, il legislatore si è soffermato sulla definizione delle singole DSA: dislessia, disgrafia, disortografia,  discalculia – a cui andrebbe va aggiunto però il disturbo non verbale o visuospaziale – che in questo modo escono dalla emarginazione e dalla semplice lettura come “svogliatezza”, “carenza di impegno” o “incapacità” per essere considerate come disturbi che, come appropriatamente sottolineato nell’articolo sopracitato,  colpiscono bambini intelligenti come gli altri che si ritrovano “ostacolati” da un DSA che se affrontato in maniera opportuna non ne impedisce la crescita ed il successo scolastico.

All’ Articolo 2 vengono elencate le Finalità che ritengo utile riportare:
a) garantire il diritto all’istruzione;
b) favorire il successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, garantire una formazione adeguata e promuovere lo sviluppo delle potenzialità;
c) ridurre i disagi relazionali ed emozionali;
d) adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative degli studenti;
e) preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA;
f) favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi;
g) incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante il percorso di istruzione e di formazione;
h) assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale.
Questo i punti che vengono ampliate nei successivi articoli che qui ho cercato di sintetizzare.

L’Articolo 3 sottolinea la necessità di una diagnosi precoce che deve essere assicurata dal servizio sanitario nazionale e, dove ciò non sia possibile, saranno le Regioni a doversi far carico della diagnosi permettendo alle famiglie di rivolgersi a strutture convenzionate.
E’ inoltre sancito il dovere delle Scuole di comunicare in maniera opportuna alle famiglie la presenza di DSA e la necessità di intervenire tempestivamente.

Per quanto riguarda la Formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole di ogni ordine e grado, l’art. 4, ampliando quanto scritto nelle finalità, dichiara assicurata un’adeguata preparazione riguardo alle problematiche relative ai DSA, finalizzata ad acquisire la competenza per individuarne precocemente i segnali e la conseguente capacità di applicare strategiedidattiche, metodologiche e valutative adeguate.
Per adempiere alle finalità proposte al II comma viene autorizzata una spesa pari a un milione di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011.

All’articolo 5 viene esplicitato che gli studenti con DSA hannodiritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
Le istituzioni scolastiche dovranno quindi: garantire una didattica individualizzata e personalizzata che tenga conto delle peculiarità del soggetto (come il bilinguismo) adottando metodologie e strategie educative adeguate; introdurre strumenti compensativi (mezzi di apprendimento alternativi e tecnologie informatiche) e alcune misure dispensative, da applicare nelle situazioni non essenziali dell’apprendimento; infine sono previsti strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale per l’insegnamento della lingua straniera e, dove ritenuto opportuno, vi è la possibilità dell’esonero. Per tali misure è previsto un monitoraggio periodico per verificarne l’efficacia.
Inoltre agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e  universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di
Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari.

Interessanti sono le Misure per i familiari descritte all’art. 6: i genitori di studenti con DSA al primo ciclo d’istruzione hanno infatti il diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili se impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa, le modalità di esercizio di tale diritto sono determinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti interessati.

Le Disposizione di attuazione vengono invece decretate all’articolo 7 al cui I comma leggiamo che, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della Legge 170, verranno emanate le linee guida per la predisposizione di protocolli regionali, da stipulare entro i successivi sei mesi, per le attività di identificazione precoce dei DSA; negli stessi termini di tempo è prevista l’individuazione delle modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti, le misure educative e didattiche di supporto e le forme di verifica e di valutazione.
E’ istituito con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della ricerca un Comitato tecnico-scientifico, composto da esperti in materia di DSA  che avrà  compiti istruttori.


A  mio parere di grande rilievo sono due punti espressi tra le finalità: uno è la necessità di favorire una riduzione deidisagi relazionali ed emozionali di chi è affetto da DSA. Infatti ritengo importante capire il disagio, se non addirittura la sofferenza, di un bambino nel riconoscere la propria inadeguatezza di fronte a un determinato compito e tutte le ripercussioni che questo ha a livello emotivo.
L’altro punto è la sensibilizzazione dei genitori nei confronti delle problematiche legate a tali disturbi: è opportuno che essi capiscano che il loro bambino non è affetto da una patologia ma da un disturbo che può essere gestito e che non preclude lo sviluppo in ambito professionale e sociale – anch’esso menzionato tra le finalità della L. 170.
La necessità di una legge si dimostra ancora di più quando si pensa all’esperienza quotidiana delle famiglie:
la madre di un ragazzo di 16 anni che presenta una lieve dislessia, residente nel Comune di Massa, mi ha raccontato la sua esperienza: in un primo momento, quando il bambino era nella classe I della scuola primaria, la maestra di italiano etichettava il bambino con nomignoli che ne evidenziavano la svogliatezza. In II la stessa capì che vi era un problema maggiore e consigliò una visita logopedica.
È a livello scolastico che il bambino e i suoi genitori hanno incontrato i maggiori problemi: prima di tutto non furono effettuati gli opportuni test per individuare eventuali DSA negli alunni; in secondo luogo l’incredulità e lo scetticismo da parte di alcuni insegnanti, anche nei gradi di scuola successivi; infine, ultima ma non meno importante, la mancanza di comunicazione tra insegnanti: per esempio non veniva detto ai supplenti o ai nuovi insegnanti che il bambino avesse un DSA.
Il bambino non accolse bene il suo disturbo per questo la logopedista affrontò un percorso sull’autostima oltre che a lavorare sul disturbo dell’apprendimento. Adesso il ragazzo non presenta particolari difficoltà nell’apprendimento ma gli è rimasta un po’ di insicurezza nell’affrontare certe situazioni scolastiche (per esempio pensa che non potrà andare all’Università).
Per avere un punto di vista più ampio ho voluto ascoltare la storia di un’altra signora, residente nel Comune di Camaiore (LU), madre di una bambina disortografica di 10 anni: in II la bimba confondeva alcune lettere (p/b, t/d) e le doppie nella produzione scritta e sotto dettatura. La maestra segnalo la cosa ma non le diede seguito. Tali problemi persistettero in III, perciò l’insegnante ritenne opportuno, previa comunicazione alla famiglia, di sottoporre la bambina all’attenzione della psicologa che collaborava con la scuola, la quale consigliò un breve ciclo di incontri con la logopedista; infine in IV è stato progettato, di concerto con psicologa e neuropsichiatra, un vero e proprio percorso logopedico che ha portato a sensibili miglioramenti nella bambina che non ha mai risentito di questo disturbo grazie a un’efficace approccio da parte delle insegnanti e della famiglia.
Da sottolineare che entrambe le signore hanno affermato che nelle classi dei loro figli in I e in II non sono stati effettuati test di screening per individuare eventuali DSA.

Per concludere, però, nel testo non viene considerata la possibilità di usufruire dell’insegnante di sostegno fino ad ora negato a questi alunni: cosa che potrebbe essere utile visto che molto spesso ci sono alunni con grave dislessia che non possono beneficiare di un concreto supporto individualizzato, usufruendo della Legge 104/92Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, per la dislessia grave.
A livello delle Disposizioni di attuazione, penso che sarebbe utile che le linee guida per le attività di identificazione precoce dei DSA e per le modalità di intervento siano le stesse a livello nazionale, per evitare quella frammentazione che già esiste in ambito scolastico (la diversità dei programmi, dei moduli PDF e PEI, per esempio).

Morena Lari


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“Saperi e competenze dell’insegnante di sostegno” prof.ssa Luana Collacchioni

A.A. 2010/11

Le lezioni del laboratorio della Prof.ssa Luana Collacchioni erano organizzati in un primo momento di presentazione degli argomenti via via affrontati: la normativa e la modulistica per percorsi scolastici di sostegno, gli specifici interventi di recupero per la dislessia e la fondamentale importanza del coinvolgimento delle famiglie.
Un secondo momento consisteva in attività di laboratorio mirate all’acquisiizione della capacità di programmare e di gestire interventi individualizzati, come per esempio la compilazione di P.D.F. e P.E.I.; riflessioni individuali, come Il mio primo impatto con l’handicap. L’evento, i ricordi e le emozioni, o di gruppo sul Documento della Commissione Falcucci e L. 517/77 e sulle circolari ministeriali 199/79 e 258/83.

La prof.ssa Luana Collacchioni per il laboratorio del percorso aggiuntivo per insegnanti di sostegno ha messo a disposizione le slides che lei ha scritto per il Laboratorio:

Carrara 1

I luoghi e gli attori dell’educazione (capitolo 2)

Carrara 2

Attivare e gestire i percorsi di sostegno (capitolo terzo)

Carrara 3

Diagnosi funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Programmazione Educativa Individualizzata (Personalizzata)

Dislessia

Dislessia e test di screening.
La famiglia.

ins_sost_cap3

Attivare e gestire i percorsi di sostegno (capitolo terzo, parte II)

TESTO DI RIFERIMENTO:

  • A. Mannucci, L. Collacchioni, Insegnante di sostegno ed educatore. Incontro tra professionalità diverse, Aracne, Roma, 2008.

ALTRI RIFERIMENTI:

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